“LE REAZIONI AVVERSE AGLI ALIMENTI”
Allergie e Intolleranze Alimentari

 

Le allergie e le intolleranze alimentari appartengono ad un vasto capitolo della medicina noto come “reazioni avverse agli alimenti”.
Secondo quanto pubblicato dall’ISTAT, le allergie e le intolleranze rappresentano il 9.9% (al terzo posto, dopo artrosi e ipertensione arteriosa) delle malattie più diffuse in Italia.
Sul banco degli imputati, possiamo trovare

  • la minore incidenza della frequenza dell'allattamento al seno materno (fornisce al neonato fattori nutritivi ed immunitari con funzione di protezione passiva e favorisce la maturazione della muscosa intestinale, che nelle prime settimane di vita non è ancora un’efficace barriera verso gli allergeni alimentari);

  • l'uso indiscriminato di insetticidi, diserbanti e fitofarmaci impiegati nella coltivazione di prodotti alimentari;

  • il maggiore uso di alimenti addizionati con sostanze in grado di migliorarne il gusto, l'aspetto e la conservazione (come conservanti, coloranti, antiossidanti, sapidificanti).

  • È ormai noto alla comunità scientifica che la tipologia delle reazioni ai vari alimenti si sta modificando di pari passo con i cambiamenti che vengono apportati nell’alimentazione e che, probabilmente, l'ultima frontiera dell'alimentazione, quella degli alimenti geneticamente modificati (OGM), produrrà quadri sintomatologici nuovi.

Per comprendere meglio il fenomeno delle allergie e delle intolleranze bisogna innanzitutto capire le caratteristiche e i meccanismi differenzianti i due fenomeni.

Le allergie alimentari propriamente dette, sono scatenate dalla presenza in circolo di anticorpi specifici le IgE, che, ogniqualvolta si introduce l’alimento responsabile di una risposta allergica, determinano nel giro di pochi minuti la comparsa di manifestazioni cliniche in grado di coinvolgere uno o più organi e apparati fino ad un interessamento sistemico molto grave, lo shock anafilattico (fortunatamente poco frequente): sono reazioni immediate- .Tra i sintomi riferibili all’apparato digerente possono comparire la nausea, il vomito, i dolori addominali, la diarrea, l’edema delle labbra e della lingua. A livello respiratorio si può riscontrare rinite, asma bronchiale ed edema della laringe, mentre a livello cutaneo può comparire orticaria, angioedema, eczema, eritema, dermatite atopica, prurito, congiuntivite.


In una vera reazione allergica si sa per certo che l’organismo produce immunoglobuline (anticorpi) di classe E (IgE) e che, nel reagire con l’antigene alimentare specifico
(allergene), innescano nel giro di pochi minuti la produzione di una serie di mediatori chimici che sono la causa scatenante della reazione allergica. La diagnosi preliminare di allergia alimentare, IgE-mediata, è generalmente basata sulla storia clinica e test cutanei (prick test), Viene confermata attraverso la ricerca di laboratorio delle IgE specifiche con metodica RAST.

Le intolleranze alimentari sono definite come delle reazioni avverse ai cibi di tipo non immediato. Infatti ciò che li contraddistingue dalle allergie alimentari è il tempo di latenza necessario affinché la reazione di intolleranza si renda manifesta clinicamente. Il periodo di tempo che trascorre tra l’ingestione dell’alimento incriminato e la comparsa delle manifestazioni cliniche è di diverse ore o giorni: sono reazioni ritardate.

I sintomi legati all’intolleranza alimentare possono essere simili alle allergie, possono coinvolgere qualsiasi organo o apparato, sono in genere meno acuti,variabili, diversificati e il più delle volte sfumati, tali da rendere difficile sul piano clinico la distinzione tra allergia e intolleranza alimentare. Genericamente consistono in stanchezza, gonfiore addominale, nausea, cefalea, difficoltà nella digestione.

I meccanismi scatenanti l’intolleranza alimentare sono diversi e poco chiari e le opinioni tra gli studiosi ancora sono discordanti. Si presume che alla base ci potrebbero essere meccanismi non immuno-mediati (deficit enzimatici) o, come sembra più probabile, reazioni immunitarie ritardate non IgE-mediate. A livello del SNC l’ipersensisibilità ad un cibo può manifestarsi attraverso cefalee ricorrenti, epilessia, insonnia, sindrome da iperattività. A livello dell’apparato respiratorio: rinite e asma bronchiale. A livello cutaneo è possibile invece riscontrare la comparsa di dermatite atopica o eczema. Il sistema genito-urinario può essere coinvolto per sintomi da irritazione vescicale tipo pollachiuria o ancora per irritazioni vaginali. A livello gastrointestinale è possibile riscontrare la comparsa di sintomi dispeptici, gonfiore post-prandiale, meteorismo, aerofagia, nausea, e sindrome dell’intestino irritabile (discomfort\dolore addominale, alternanza di stipsi e diarrea, alterazione della consistenza\aspetto delle feci). A livello neurologico: depressione, astenia, crisi di panico, epilessia. Questo elenco rappresenta la dimostrazione di come il fenomeno delle intolleranze alimentari sia molto eterogeneo e possa investire molte strutture del corpo umano, rendendo difficile sul piano clinico la distinzione tra allergia e intolleranza alimentare. Con molta frequenza, infatti, incontriamo pazienti, negativi ai test convenzionali per allergie, che presentano sintomatologie e quadri clinici molto simili ad un vero stato allergico.

 Le manifestazioni cliniche legate alla cosiddetta “intolleranza alimentare” sono un fenomeno di recente evidenza, sia da un punto di vista clinico che da un punto di vista diagnostico. Ciò determina una continua evoluzione nell’acquisizione di nuovi dati e di nuove metodologie che interessano tale fenomeno. In Italia il fenomeno è in continuo aumento: è una realtà crescente il numero di pazienti che richiedono accertamenti per individuare gli alimenti responsabili del loro malessere. Nonostante che negli ultimi anni siano stati pubblicati lavori scientifici rigorosi, e per questo accettati da riviste mediche prestigiose, il problema dell’intolleranza alimentare continua a evocare parecchio scetticismo nella comunità scientifica.

 Le discordanze di opinioni e l’impossibilità di definire con certezza sul piano clinico e diagnostico le intolleranze alimentari, da una parte rendono alquanto complessa, incerta e complicata la diagnosi di intolleranza alimentare, dall’altra parte hanno portato alla diffusione di una serie di test diagnostici non ufficiali che hanno invaso il mercato, arrecando confusione e discredito in un settore della medicina che invece merita la massima attenzione per l’impatto sociale e i risvolti economici negativi a carico del  Sistema Sanitario Nazionale.

La “chiusura” da parte della medicina ufficiale a negare l’esistenza  delle intolleranze alimentari, “forse” solo perché il problema è stato affrontato “in primis” dalla medicina alternativa, oppure perché non esiste un test di laboratorio validato dalla comunità scientifica, riteniamo che rappresenta un fatto riduttivo sul piano scientifico-culturale. E’ anche un errore che sicuramente ha come ricaduta un notevole ritardo nel fare chiarezza su una manifestazione clinica certa e accertata.

E’ esperienza comune incontrare pazienti con una verosimile “incompatibilità alimentare” non-IgE mediata, senza però riuscire ad indirizzarli verso una diagnosi di certezza, etichettando i disturbi di intolleranza alimentare come “di origine nervosa”. Per tale motivo la medicina ufficiale deve riconoscere la sussistenza del problema e, prima o poi, ha l’obbligo e il dovere di dare una risposta.

La nostra struttura è impegnata in prima linea nello studio delle intolleranze alimentari, ponendo in essere progetti di ricerca e tecniche di ricerca innovative che hanno come obiettivo di fornire nuovi mezzi diagnostici nei confronti di una patologia tanto attuale quanto dibattuta.

 

I  TEST DI LABORATORIO  NELLA DIAGNOSI DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI
 

Test basati sulla conducibilità elettrica sulla cute, elettro-agopuntura, test kinesiologici, test del capello sono da escludere, perché di dubbio fondamento scientifico

A –  TEST IMMUNOENZIMATICI: Impiegati per decenni in diversi campi della diagnostica medica, sono rivolti a dosare i livelli di IgG specifiche contro le proteine di un particolare alimento. Non ci sono prove certe che un livello aumentato del titolo anticorpale di immunoglobuline di classe IgG contro un determinato alimento possa essere associato a una diagnosi di intolleranza alimentare. Anzi, qualcuno ipotizza che la risposta IgG potrebbe essere addirittura protettiva e utile a prevenire una reazione IgE mediata ai cibi. Il dosaggio delle IgG4, una sottoclasse delle IgG, ha recentemente fomentato la speranza nella ricerca di un metodo valido per la diagnosi di intolleranza alimentare. In effetti nei soggetti sani è stato rivelato un alto livello di anticorpi anti-IgG4, il che depone non come fattore che induce ipersensibilità, ma piuttosto come indicatore di tolleranza immunologia.

B –  TEST CITOTOSSICI: sono basati sulla osservazione delle modificazioni degli elementi corpuscolari del sangue periferico (leucociti ed emazie) a cui vanno incontro quando sono messi a contatto con un alimento (allergene). In caso di reazione positiva gli elementi corpuscolari subiscono alterazioni morfologiche e strutturali (agglutinazioni, lesioni della parete cellulare, rigonfiamenti, rotture cellulari). Ciò presuppone che alla base del meccanismo di reazione ci possa essere una possibile interazione/competizione tra l’antigene (allergene alimentare) e gli elementi corpuscolari del sangue.

Il “test citotossico” è stato uno dei primi ad essere utilizzato nella diagnostica di laboratorio nella ricerca delle reazioni di ipersensibilità agli alimenti. E’ basato sulla valutazione della alterazioni strutturali a carico degli elementi corpuscolari del sangue, evidenziabili al microscopio, in presenza di una sostanza alimentare specifica. Nonostante esistano ancora oggi controversie sull’affidabilità del test (la cui corretta esecuzione necessita sicuramente di una standardizzazione della metodica e di una certa esperienza da parte dell’operatore), in diversi studi clinici condotti in strutture ospedaliere italiane ne è stata rilevata  l’efficienza e la reale utilità.

Considerando gli svariati sintomi, anche cronici, e le molteplici patologie che sono alla base del fenomeno dell’intolleranza alimentare, si comprende la grande importanza che riveste la scelta di un metodo valido a rilevare gli alimenti responsabili dell’intolleranza alimentare. Dopo una decennale esperienza di laboratorio sullo studio della intolleranza alimentare, è nostra convinzione che i test fondati su reazioni citotossiche sono in grado di fornire una risposta più adeguata e maggiormente attendibile rispetto ai metodi immunoenzimatici. Noi riteniamo significativa, e non priva di specificità, la reazione citotossica che si manifesta quando mettiamo a contatto gli elementi corpuscolari del sangue con un determinato antigene alimentare. Analogamente a reazioni “similari” utilizzate normalmente nella diagnostica del laboratorio clinico, si presume che nella prova di citotossicità entrano in gioco meccanismi di competizione immunologica tra l’alimento e gli elementi corpuscolari del sangue (emazie e leucociti), evidenziabili direttamente al microscopio.
 

CONCLUSIONI
 

Le “reazioni avverse agli alimenti” rappresentano un capitolo della medicina molto complesso, dibattuto e controverso, ancora non del tutto conosciuto.

La classica reazione allergica IgE-mediata si avvale della diagnostica di laboratorio col dosaggio nel sangue di IgE specifiche (RAST) ed utilizza kit di laboratorio specifici e validati dalla comunità scientifica. Le reazioni non-IgE mediate, invece, sin dall’inizio si sono avvalse del concetto di una reazione non IgE-mediata eseguita con i così detti “test citotossici”, in grado di evidenziare alterazioni morfologiche a carico degli elementi corpuscolati del sangue (emazie e leucociti), quando questi sono messi a contatto con un determinato antigene alimentare.

Alla luce delle attuali conoscenze, e soprattutto in quei casi più complessi in cui sono evidenti dei segni obiettivi di tipo allergico, riteniamo necessario integrare nello studio delle intolleranze alimentari anche la ricerca delle IgE specifiche, con l’intento di individuare con certezza non solo le sostanze alimentari specifiche che sono responsabili delle reazioni avverse agli alimenti, ma anche di capirne le cause e i meccanismi che entrano in gioco.